Smart working 2026: cosa cambia con le nuove regole (e chi riguarda davvero)

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Da qualche anno l’espressione “smart working” fa parte del linguaggio di tutti i giorni. Durante la pandemia moltissime persone hanno lavorato da casa, e da allora il lavoro a distanza è rimasto una possibilità concreta per una parte dei lavoratori. Nel 2026 sono arrivate però nuove regole che vale la pena conoscere, perché cambiano alcuni obblighi sia per le aziende sia per chi lavora.

Prima di tutto: chi riguarda e chi no

Va detto con chiarezza, perché è la domanda che si fanno in tanti. Lo smart working riguarda i lavori che si possono svolgere davanti a un computer o comunque a distanza. Chi fa il commesso, il magazziniere, l’addetto alla logistica, il corriere o lavora al bancone di un negozio non può, per ovvi motivi, mettere gli scaffali o servire i clienti da casa. Questo però non vuol dire che il tema non ci riguardi. Molte aziende del commercio e della logistica hanno uffici, amministrazione, gestione ordini e assistenza clienti dove il lavoro da remoto è possibile, e le regole valgono anche lì.

Le novità del 2026

Il cambiamento principale arriva con la cosiddetta Legge PMI, che dal 7 aprile 2026 ha introdotto nuovi obblighi per le aziende che usano il lavoro agile. In sostanza si è voluto mettere ordine, perché fino a poco tempo fa lo smart working viaggiava spesso su accordi rapidi e poco dettagliati.

Il punto più importante riguarda la sicurezza e l’informazione. Oggi il datore di lavoro deve fornire al dipendente in smart working un’informativa scritta con le indicazioni su come lavorare in modo sicuro anche fuori dall’ufficio, sui rischi legati alla postazione di lavoro e sulle regole da rispettare. Non è un dettaglio da poco: significa che il lavoro da casa non è più una zona grigia, ma un rapporto con diritti e doveri precisi. Per le imprese che non rispettano questi obblighi sono previste anche sanzioni.

Cosa significa in pratica per un lavoratore

Se svolgi mansioni che permettono il lavoro a distanza, ci sono alcune cose utili da sapere. La prima è che lo smart working deve basarsi su un accordo tra te e l’azienda, non può essere imposto e nemmeno preteso senza regole. La seconda è che hai diritto alla stessa retribuzione e agli stessi diritti dei colleghi che lavorano in sede. La terza, spesso dimenticata, è il diritto alla disconnessione: fuori dall’orario concordato non sei obbligato a rispondere a mail e messaggi di lavoro.

C’è poi il tema della sicurezza. Anche a casa esistono regole su come deve essere organizzata la postazione, e se ti fai male mentre stai lavorando in orario, in molti casi si tratta comunque di infortunio sul lavoro. Per questo l’informativa che l’azienda deve consegnarti non è un semplice foglio da firmare in fretta, ma uno strumento che ti tutela.

Un’opportunità, ma anche una questione di equità

Il lavoro agile porta vantaggi evidenti: meno tempo perso nel traffico, più flessibilità, la possibilità di organizzare meglio la giornata. Allo stesso tempo apre una questione di giustizia dentro le aziende. Chi svolge mansioni operative, come chi sta in magazzino o in negozio, non può accedere a questo beneficio, e questo a volte crea malumori tra colleghi. Alcune imprese stanno provando a bilanciare la cosa con altre forme di flessibilità per chi non può lavorare da remoto, come turni più comodi, permessi facilitati o la settimana corta.

Lavoro ibrido e piccoli vantaggi da non dimenticare

Nella maggior parte delle aziende, oggi, non si lavora quasi mai da casa tutti i giorni. La formula più diffusa è quella del lavoro ibrido: alcune giornate in sede e altre da remoto. Questo permette di tenere insieme i vantaggi del lavoro a distanza e il contatto con i colleghi, che resta importante per organizzarsi e per non sentirsi isolati. Anche qui, però, tutto deve essere messo nero su bianco nell’accordo, così che sia chiaro quante giornate spettano e come vengono decise.

Ci sono poi alcuni dettagli concreti che conviene conoscere. Uno riguarda i buoni pasto: in molte aziende spettano anche nelle giornate di lavoro da casa, ma non è automatico, dipende dagli accordi. Un altro riguarda le spese, per esempio quelle di connessione internet o della corrente elettrica usata per lavorare: in alcuni casi l’azienda riconosce un rimborso o un contributo. Sono cose che raramente vengono spiegate spontaneamente, ma che si possono chiedere.

Il consiglio pratico resta quello di sempre: informarsi. Se il tuo ruolo prevede parti di lavoro che si possono fare a distanza, chiedi all’azienda se esiste un accordo di smart working e fatti spiegare bene diritti, orari e regole sulla sicurezza. Se invece il tuo lavoro è per forza in presenza, ricorda che la flessibilità può prendere altre strade, dai turni più comodi ai permessi, ed è giusto chiedere anche quelle. Conoscere le nuove norme è il primo passo per usarle a proprio vantaggio.

Fonti

Il Sole 24 Ore, “Smart working, la legge PMI entra in vigore: ecco le novità”; Ticonsiglio, “Smart working 2026: cos’è, come cambia, cosa prevede la legge”; approfondimenti di studi del lavoro sugli obblighi informativi e di sicurezza dal 7 aprile 2026.

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