Lavorare quattro giorni invece di cinque, a parità di stipendio, e avere un giorno in più libero ogni settimana. Detta così sembra un sogno. Eppure la settimana corta non è più solo un’idea da bar: negli ultimi anni diverse aziende, anche in Italia, hanno iniziato a sperimentarla sul serio. Vale la pena capire come funziona davvero e se può riguardare anche chi lavora nei negozi e nei magazzini.
Come funziona davvero
Intanto una precisazione, perché c’è parecchia confusione. Di “settimana corta” si parla in modi diversi. Il modello più famoso è quello chiamato 100-80-100: si mantiene il 100% dello stipendio, si lavora l’80% delle ore (quindi quattro giorni invece di cinque) e si punta a tenere il 100% della produttività. In pratica si lavora meno ore ma si cerca di lavorare meglio, tagliando riunioni inutili e tempi morti.
Esiste poi una versione diversa, più semplice da applicare: le stesse ore di sempre, per esempio 36 o 40, concentrate però in quattro giornate più lunghe. In questo caso non si lavora di meno, ma si guadagna comunque un giorno libero. È la formula più adatta a molti settori operativi, dove serve comunque coprire un certo numero di ore.
Cosa dicono le sperimentazioni
I risultati che arrivano dagli studi sono interessanti. Una ricerca condotta dal Boston College insieme all’organizzazione 4 Day Week Global, pubblicata nel 2025, ha seguito 141 aziende e quasi 3.000 dipendenti in sei Paesi. Il dato più significativo è che circa il 90% delle imprese ha deciso di mantenere il modello anche dopo la fase di prova. Tra i lavoratori si è registrato un forte calo del burnout, cioè dello stress da lavoro, e un aumento della qualità del sonno. Le aziende, dal canto loro, hanno visto crescere di molto il numero di persone che si candidavano a lavorare da loro.
Nel mondo ci sono esempi già consolidati. In Islanda la grande maggioranza dei lavoratori ha diritto a orari ridotti, nel Regno Unito milioni di persone lavorano su quattro giorni e la Spagna ha approvato una legge per ridurre l’orario settimanale a parità di stipendio.
E in Italia a che punto siamo
Anche da noi qualcosa si muove. Nel settore pubblico circa 190.000 dipendenti di ministeri e enti come INPS e INAIL possono, su base volontaria, concentrare le loro ore su quattro giornate un po’ più lunghe. Nel privato alcune grandi aziende hanno fatto da apripista: gruppi della moda, dell’occhialeria, dell’alimentare e del settore auto hanno avviato programmi di flessibilità che coinvolgono decine di migliaia di lavoratori, ognuno con la propria formula. Anche diverse banche hanno esteso la settimana corta a una parte del personale.
Il quadro, però, va letto senza illusioni. Per ora si tratta soprattutto di sperimentazioni in grandi imprese, spesso in ruoli d’ufficio. Nel commercio e nella logistica, dove i negozi devono restare aperti e i magazzini devono spedire ogni giorno, applicare la settimana corta è più complicato. Non impossibile, ma richiede organizzazione, turni ben studiati e a volte più persone per coprire gli stessi orari.
Perché interessa anche chi lavora in negozio o in magazzino
Anche se oggi la settimana corta riguarda soprattutto altri settori, il tema è importante per tutti. Le aziende faticano a trovare e trattenere personale, e la flessibilità è diventata un modo per attrarre lavoratori. Chi offre condizioni migliori, che sia un giorno libero in più o turni più rispettosi, riesce più facilmente a costruire una squadra stabile. Per questo è probabile che nei prossimi anni il discorso arrivi anche in ambiti dove oggi sembra lontano.
I pro e i contro, senza illusioni
Come ogni cambiamento, anche la settimana corta ha due facce. Dal lato positivo, un giorno libero in più significa più tempo per la famiglia, per le commissioni, per il riposo, e spesso si traduce in persone meno stanche e più motivate. Diverse aziende raccontano di aver ridotto le assenze e di aver trovato più facilmente personale, cosa non da poco in settori dove trovare lavoratori è un problema quotidiano.
Ci sono però anche aspetti da considerare con onestà. Se la settimana corta significa concentrare le stesse ore in quattro giornate, allora quelle giornate diventano più lunghe e faticose, cosa che non tutti gradiscono, soprattutto chi ha figli piccoli o deve fare i conti con lunghi spostamenti. Inoltre, nei negozi e nei magazzini che devono restare aperti o operativi sei o sette giorni su sette, dare a tutti lo stesso giorno libero è impossibile: servono turni ben organizzati, e a volte l’inserimento di altre persone per coprire le stesse ore.
Se lavori nel commercio o nella logistica e senti parlare di settimana corta nella tua azienda, la cosa migliore è farsi spiegare bene di quale modello si tratta. Meno giorni a parità di stipendio è una cosa, stesse ore concentrate in quattro giornate è un’altra. Conviene chiedere anche come verranno gestiti i turni, chi decide il giorno libero e se lo stipendio resta invariato. In entrambi i casi può essere un miglioramento, ma è giusto sapere esattamente a cosa si va incontro.
Fonti
Boston College e 4 Day Week Global, studio pubblicato su Nature Human Behaviour (2025); TrueNumbers, “Le sperimentazioni della settimana di quattro giorni e i lanci globali”; ASviS, “Settimana lavorativa corta: come funziona e dove è applicata”.